Stando a Confindustria sarebbero 280 mila le figure professionali tecniche necessarie, ma mancanti, per mettere in atto Industria 4.0.

A cercarle, spesso senza successo, sono le aziende meccaniche, agroalimentari, chimiche, della moda e dell’ICT.  L’Unione Europea ha infatti dichiarato la necessità di 800 mila figure IT per le imprese europee, entro due anni. Giovanni Brugnoli, vicepresidente di Confindustria con delega al capitale umano, ha stimato in 280 mila tecnici (ultra)specializzati la necessità italiana. Particolarmente carente si rivela purtroppo il settore dell’ingegneria, da quella gestionale, a quella meccanica sino a quella dell’informazione.

I settori dove mancano 280 mila super tecnici

I cinque settori presi in esame, dunque, sono quelli fondamentali per la crescita italiana: meccanico, agroalimentare, chimico, della moda e dell’ICT. A queste aziende è stato chiesto di indicare quali e quante figure professionali fossero necessarie nell’arco di cinque anni, tenendo conto di una crescita economica simile a quella raggiunta nell’ultimo anno. La cifra esorbitante, anche calcolando un eventuale turn over generazionale, è difficile da colmare. Un corto circuito? Le aziende hanno investito molto per rinnovare i propri impegni ed adeguarsi al 4.0, ora è necessario trovare persone in grado di occuparsene.

Quali sono le competenze che richiede il mercato?

Il mercato cerca giovani diplomati di istituti tecnici o giovani laureati, flessibili e pronti al cambiamento, in grado di adattarsi alle nuove e continue esigenze della produzione 4.0. Aperto alle novità del mercato, il tecnicissimo 4.0 potrà veder cambiare i propri compiti ed ambiti di lavoro nel giro di pochi anni, secondo le logiche di crescente competitività globale delle imprese. Digitale, propositivo, proattivo, curioso e sempre pronto ad imparare. Un superuomo 4.0?

Nascono le professioni ibride

Sempre più spesso, per ricoprire una determinata mansione, si richiedono competenze che esulano dallo specifico e sembrano essere del tutto nuove per quella occupazione. Competenze tecniche, gestionali, professionali o relazionali, già fondamentali nei mestieri tradizionali, si integrano e mescolano al mondo digitale. Nascono nuove competenze digitali, come abilità di comunicazione e interazione nei social network, in ambienti di lavoro meno gerarchici e strutturati, ma spesso più tecnologici e dinamici.

Nello specifico? Il tecnicissimo in grado di governare industria 4.0 dovrebbe avere:

  • competenze di ingegneria gestionale: al fine di comprendere la re-ingegnerizzazione del processo produttivo;
  • competenze economiche: per cogliere impatti finanziari e di mercato;
  • competenze IT e digitali: fondamento della quarta rivoluzione industriale.

Il nuovo professionista, quindi, dovrà unire la professionalità digitale della vecchia IT con un mix di competenze utili a governare strategicamente i cambiamenti imposti dalle aree Big Data, cloud, mobile, social, IoT e security.

Insomma, un mix di skills tecnologiche e manageriali, nonché di soft skills come leadership, intelligenza emotiva, pensiero creativo e capacità di gestione del cambiamento.  

Sempre più difficile? Scopriamo la soluzione nel prossimo aggiornamento!

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