Continua il percorso alla scoperta di un’altra realtà 4.0: il Giappone. Le differenze rispetto al modello tedesco.

 

Il Giappone sta affrontando di petto digitalizzazione e industria 4.0, due voci principali del piano strategico promosso dal governo, che catalizzano investimenti per oltre 600 miliardi di yen (4 miliardi di euro).

In ambito 4.0, il modello adottato dal Giappone è l’human oriented “Society 5.0”, che promette di restituire la tecnologia al servizio della persona.

Si tratta di un concetto che implica una nuova società intelligente, in grado di recepire le innovazioni della quarta rivoluzione industriale per migliorare la produttività e per risolvere problemi sociali.

Alla base di questo modello vi sono le Connected Industries, le industrie interconnesse che permettono il dialogo costante tra macchine produttive, servizi, organizzazioni pubbliche e persone, abbattendo confini fisici e generazionali. L’obiettivo è la creazione continua di valore aggiunto: mentre produttività e qualità migliorano grazie a IoT, robot e Big Data, anche il mondo del lavoro diviene più accessibile grazie allo smart working. Know how e creatività diventano algoritmi collegabili agli impianti produttivi e, contemporaneamente, la condivisione di informazioni di mercato tra le pmi velocizza strutture e manodopera.

Secondo le parole del primo ministro Shinzo Abe: «Le PMI sono la chiave per diffondere la quarta Rivoluzione Industriale in Giappone. Promuoveremo e supporteremo l’introduzione di IT e robot adatti ai bisogni di aziende di medie e piccole dimensioni in base alle condizioni aziendali di ogni impresa».

Come già in Germania, dunque, anche in Giappone le PMI costituiscono la chiave per la crescita sostenibile a medio e lungo termine, rappresentando il tessuto produttivo di riferimento e, quindi la chiave per raggiungere gli obiettivi necessari alla Society 5.0.