Dalla Germania al Giappone, assistendo al passaggio da Technology driven a Human Driven, passiamo all’Italia 4.0. Riuscirà a tenere il passo?

 

Nella dichiarazione di Hannover, siglata un anno fa al CeBIT, i primi ministri di Germania e Giappone hanno segnato un percorso di collaborazione in tema Industria 4.0, chiarendo il nuovo approccio alla soluzione di tematiche sociali. Nell’articolo precedente, abbiamo chiarito che in Giappone, più che altrove, la tecnologia punta dichiaratamente alle persone ed al miglioramento della vita all’interno delle città.

Veniamo al punto: qual è la situazione in Italia?

Con il Piano Governativo Industria 4.0, l’Italia ha voluto scommettere su aree strategiche di azione, investimenti, competenze e infrastrutture. Oltre agli incentivi all’investimento, tuttavia, il progetto italiano mette in campo anche formazione e attenzione per mercato e cliente.

Dal report «Industria 4.0: rivoluzione in corso» curato dai professori  dell’Università di Padova Marco Bettiol e Eleonora Di Maria, emerge una situazione ancora in evoluzione. C’è dunque ancora da fare. Solo il 19% delle 5421 imprese manifatturiere analizzate, selezionate dal settore del Made in Italy e del Nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto, TAA, FVG, Emilia-Romagna), ha adottato almeno una tecnologia 4.0.

Tuttavia, le buone notizie non mancano! Chi ha scelto la strada 4.0 in molti casi lo ha fatto ben prima dell’avvio degli incentivi governativi,  cercando il vantaggio competitivo e puntando alla qualità del prodotto ed al servizio al cliente.

Nella metà dei casi, infatti, gli imprenditori hanno scelto di seguire la svolta 4.0 per migliorare il servizio al cliente, il 40% per creare nuove opportunità di mercato. Continuando con i dati, chi ha adottato tecnologie 4.0 dichiara per il 46% un aumento di produttività, efficienza e servizio al cliente!

Attenzione al cliente e produttività sono quindi il giusto stimolo per l’industria italiana, in alcuni casi ancora diffidente nei confronti delle nuove tecnologie: chi non adotta il 4.0, infatti, dichiara per l’80% che la tecnologia non rientra negli interessi del business aziendale, ammettendo una scarsa conoscenza della tematica.

Ecco perché sarà fondamentale, per l’Italia, pensare contestualmente ad un piano in favore della formazione 4.0.

La società del prossimo futuro non potrà che essere digitale, ma è necessario lavorare per trovare un nuovo equilibrio tra uomo e tecnologia, indirizzando politiche dei governi e scelte strategiche industriali verso lo sviluppo di nuove competenze ad alto valore aggiunto.

Un passo ulteriore verso Industria 4.0?

Coinvolgere chi si impegna ogni giorno a fianco delle imprese, per rendere veloce ed efficace la rivoluzione digitale. Con un occhio di riguardo al capitale umano.