Invenzioni del lavoratore ed “equo premio”

Cosa accade quando, nell’ambito di un rapporto di lavoro, un lavoratore, sulla base delle proprie conoscenze, competenze ed abilità creative, utilizzando le risorse messe a disposizione dal proprio datore, effettua delle invenzioni? E cosa accade se queste invenzioni sono adatte ad essere “sfruttate” industrialmente dall’impresa, che ne guadagna in termini di sviluppo tecnologico e capacità concorrenziale, talora anche in maniera piuttosto significativa? Il nostro ordinamento norma specificamente tali situazioni con gli artt. 2590 del Codice Civile e l’art. 64 del CPI (Codice della Proprietà Industriale D.Lgs. n. 30/2005), prevedendo sostanzialmente delle deroghe al principio generale secondo cui l’autore materiale dell’invenzione acquista il diritto al brevetto ed ai diritti patrimoniali conseguenti, riconducendo invece tali diritti all’impresa datrice/committente. Il presupposto per l’applicazione di tali norme è che sussista un rapporto di lavoro subordinato o autonomo, anche nella forma del contratto di collaborazione coordinata e continuativa, e che l’invenzione industriale, oltre ad implicare specifica attività di inventiva da parte del lavoratore, presenti i requisiti di novità, industrialità, brevettabilità e liceità.

La sentenza

in pillole

Documento Valutazione Rischi (DVR) carente e condanna del datore per infortunio

Corte di Cassazione Ordinanza n. 18323 del 3 maggio 2019

 

La presente ordinanza sancisce la responsabilità (penale) del datore, a fronte di infortunio occorso al lavoratore, per avere omesso di specificare adeguatamente nel DVR i rischi insiti nell’uso di determinati prodotti chimici. Essi erano infatti stati valutati come fattore di rischio per malattie professionali, senza indicare il possibile rischio di incendio derivante dall’uso di tali componenti e in seguito al quale, per l’appunto, il lavoratore ha subito ustioni guaribili in 40 giorni.

 

 

Curiosità

“Disconnessi e felici” è la ricetta di Cucinelli per i suoi dipendenti

 

Apprendiamo da una recente intervista che il noto “imprenditore filosofo” del cachemire Brunello Cucinelli, da sempre impegnato in iniziative volte a conciliare vita lavorativa e vita privata, ha voluto dare ai 1700 dipendenti del proprio gruppo un consiglio, così riassumibile: “Bisogna avere una parte di vita che sia segreta per il tuo smartphone”.

Dice Cucinelli: “Ognuno deve avere uno spazio riservato che non può essere invaso dalla tecnologia. Ognuno dovrebbe vivere una vita pubblica, una vita privata e una vita segreta. Un aggettivo senza connotazioni romantiche o risvolti penali, ma letto nel senso di spirituale, intima, una vita solo tua” .

 

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