Nobiltà del “contratto” di assunzione

 

Il documento che datore di lavoro e lavoratore sottoscrivono per dar inizio ad un nuovo rapporto di lavoro, si deve più propriamente chiamare “contratto di assunzione” e non già lettera di assunzione, come normalmente avviene. Parlare di semplice lettera (etimologicamente “comunicazione scritta che un soggetto trasmette ad un altro) è alquanto sminuente, per non dire fuorviante. Le parti infatti stipulano un vero e proprio contratto (etimologicamente “contenuto di uno scritto dal precipuo valore giuridico”) con il quale definiscono, nero su bianco, direttamente ed anche con richiami a contratti collettivi e norme esistenti, le condizioni che regolano il rapporto di lavoro.

 

La sentenza

in pillole

L’Inail è tenuto a coprire anche il danno da mobbing

Corte di Cassazione – n. 6346 del 05 marzo 2019

 

La sentenza in oggetto ha stabilito che il danno da mobbing, qualora ricorrano le condizioni per esonerare l’azienda dal risarcimento (ad es. mancata responsabilità), sia soggetto a copertura assicurativa INAIL. Infatti, in base all’art. 10 del D.P.R. 1124/1965, se il danno biologico lamentato dal lavoratore non è dovuto dal datore di lavoro, l’INAIL è legittimato a coprire tale patologia, sebbene non rientri nelle cosiddette malattie professionali tipizzate. Stando alla sentenza, l’INAIL ha il dovere di garantire la tutela assicurativa ad ogni forma di malattia fisica o psichica, derivante da attività di lavoro di qualsiasi natura anche se –è il caso del mobbing– essa non è compresa fra le malattie tabellate o fra i rischi indicati.

 

“Smacchiare” i profili social per tutelare la propria immagine

Come muoversi – Un aiuto dal Garante per la privacy

 

Negli ultimi anni l’interazione con i vari social, a partire da Facebook, è diventata per molti un vero e proprio strumento di lavoro, utile in primis per “postare” la propria immagine aziendale. Quando si utilizzano tali strumenti per la comunicazione aziendale, tuttavia, è bene porre ancora più attenzione al proprio profilo personale. Possibili figuracce, dovute ad un tag o un like sbadati, sono sempre dietro l’angolo e rischiano di minare la reputazione online, specialmente del nostro business. Per porre rimedio ad eventuali scivoloni social, sono nate le imprese dell’online reputation managing, specializzate appunto nello “smacchiare” i profili social (la più nota è Reputation.com).

 

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