Le news dal mondo del lavoro del mese di Dicembre 2018

Le news dal mondo del lavoro del mese di Dicembre 2018

2 Gennaio 2019|Categoria: Consulenza del lavoro|

Il caporalato in “giacca e cravatta” a danno di migliaia di lavoratori

 Una  nuova forma di caporalato, cosiddetto “in giacca e cravatta” , oggetto di un ampio articolo su La Stampa del 3 dicembre 2018. Ne emerge un quadro allarmante e drammatico, che le autorità faticano a contrastare. Si parla di dipendenti ceduti a cooperative di lavoro a loro insaputa e imprenditori ignari di evadere contributi e assicurazioni obbligatorie. Una truffa ai danni di almeno 10mila lavoratori, messa in piedi da una rete di società pirata di amministrazione del personale in outsourcing e scoperta dall’Ispettorato del Lavoro. Questa la dinamica: l’imprenditore veniva persuaso a licenziare i propri dipendenti per farli assumere da una o più cooperative, con il vantaggio di disporre dello stesso personale per gli stessi servizi ma a costi ridotti fino al 40%. Un utilizzo distorto di tale forma di inquadramento, purtroppo piuttosto diffuso! I rischi di simili operazioni?

 

La sentenza

in pillole

L’aggiornamento professionale rientra all’interno dell’orario di lavoro

Corte di cassazione – n. 30907 del 29 novembre 2018

Con la sentenza evidenziata la Corte di Cassazione, respingendo il ricorso di un gruppo imprenditoriale, ha confermato l’annullamento dei due giorni di sospensione, inflitti ad un lavoratore per non avere ritirato le pubblicazioni di aggiornamento professionale dalla sua bacheca. La Cassazione, confermando il suo orientamento, ha stabilito che lo svolgimento dell’attività di formazione professionale richiesta dall’azienda non possa che espletarsi durante il servizio, perché rientra nel concetto di orario di lavoro. Qualora il contratto collettivo non dia indicazioni in merito, come nel caso in esame, spetta alla parte datoriale, in virtù della titolarità del potere organizzativo, stabilire il calendario dell’attività formativa, indicando puntualmente gli orari, la giornata o la settimana da dedicare a tale attività.

 

In “prigione volontaria” per sfuggire allo stress da lavoro e studio

 

Per molti sudcoreani in fuga dello stress della vita quotidiana, un giorno di “finta prigione” volontaria è diventato un modo per trovare sollievo.“Questo carcere mi fa sentire libera”. Sembra un ossimoro. Ma è proprio così che spiega Park Hye-ri, 28 anni, impiegata, una cella di 5 metri quadri, che ha pagato 90 dollari per trascorrere 24 ore in una finta prigione. Dice: “ero troppo impegnata, non dovrei essere qui, considerato tutto il lavoro arretrato. Ma ho deciso di fare una pausa e pensare a me stessa e a come avere una vita migliore”. Dal 2013 la struttura “Il carcere dentro di me” in Sud Corea ha ospitato più di duemila “detenuti”, perlopiù impiegati stressati e studenti schiacciati dal peso dell’esigente cultura accademica sudcoreana. Le regole sono molto severe, non si parla con altri detenuti, non sono ammessi orologi ne’ cellulari. I clienti ricevono un’uniforme carceraria blu, un materassino da yoga, un servizio da tè, una penna e un quaderno; dormono per terra, il gabinetto è privo di specchio…

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