La funzione è semplice: il piano Industria 4.0 si basa sull’idea che il futuro delle imprese sia nella digitalizzazione. La variabile consiste, invece, nel ritardo dell’adozione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Tic). Le domande: quanto è forte il ritardo? Colpisce solo alcuni settori e quali? Che implicazioni determina questa inattualità del sistema?

Quali settori sono in ritardo

In un articolo di La Voce vengono riportati dati interessanti, emersi dal confronto di imprese italiane e tedesche composte da almeno dieci addetti (mancano perciò le micro imprese).

 

 

 

 

 

 

* Fonte: Istat e Destatis. Rilevazione sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione delle imprese, anni 2013 e 2014.

Le voci prese in considerazione sono le più rappresentative nell’investimento in Tic, ovvero l’impiego di specialisti informatici, l’organizzazione di corsi di formazione ad hoc, l’utilizzo di software gestionale Erp (Enterprise resource planning) decisiva nell’ottimizzazione delle risorse dell’impresa, di Crm (Customer relationship management) utili a raccogliere e analizzare informazioni sui propri clienti per fini di marketing e di software Scm (Supply chain management) per scambiare informazioni con le imprese clienti e fornitrici.

L’Italia arranca e le imprese teutoniche spiccano per i tassi più alti nell’adozione dei sistemi Tic, il divario è eclatante per quanto riguarda corsi di formazione, ma minimo nell’utilizzo delle Erp (38 per cento rispetto a 41).

Perché l’Italia è in ritardo?

  1. PMI VS BIG COMPANY

Partendo dal presupposto che per quanto riguarda capitale umano adeguatamente formato e infrastrutture si parte dalle stesse condizioni, occorre concentrarsi su altri aspetti. Ad esempio, dalla tabella emerge che il tasso di adozione delle Tic aumenta con la dimensione d’impresa. Nulla di sconvolgente se le Tic risultano più appetibili per le imprese di grandi dimensioni, visto che una fetta del loro costo è incomprimibile. In Italia, però, il tessuto imprenditoriale è costituito da realtà piccole o medie e, se si considerano l’impiego di specialisti informatici e l’utilizzo di Erp, si nota che i tassi di adozione sono molto simili. Ciò dimostra che a parità di strutture dimensionali si hanno tassi di penetrazione simili.

  1. Produci bene ma come vendi?

Il ragionamento appena concluso non vale per Crm e Scm. Se i sistemi sopra descritti migliorano l’efficienza nella gestione dei processi produttivi assicurando e rimarcando la qualità del nostro sistema imprenditoriale, il ritardo e il deficit tecnologico si annidano nell’utilizzo dei dati per analisi di marketing e nella gestione tramite reti informatiche della catena clienti-fornitori. Gli imprenditori italiani hanno un vantaggio comparato nel “produrre” piuttosto che nel “vendere”.

Industria 4.0: cos’è?

Il Ministro dello Sviluppo economico nel Governo Renzi, Carlo Calenda, ha asserito che Industria 4.0, ovvero la quarta rivoluzione industriale consiste in: “un modo di organizzare la produzione basato su macchine interconnesse e sull’analisi di big data. Al di là del marketing, il piano mira all’aumento della penetrazione delle tecnologie digitali nel sistema produttivo italiano sia attraverso interventi infrastrutturali (banda larga) sia con incentivi agli investimenti (superammortamento e iperammortamento, crediti di imposta per spese in ricerca e sviluppo)”.

Realizzabile?

Se a pesare è la struttura dimensionale delle imprese e una caratteristica di molte Tic è il costo fisso, la soluzione si potrebbe palesare con le tecnologie cloud based con logica SaaS. L’impresa paga un costo in base all’utilizzo, lasciando al fornitore di servizi quello fisso di fare manutenzione, gestire la sicurezza, aggiornare i software e così via, cioè la maggior parte dei costi che non dipendono strettamente dalla dimensione dell’azienda.

Il cloud computing è una tecnologia che potrebbe rispondere alle esigenze e specificità delle Pmi. E per favorirne la diffusione è decisivo accelerare sulla diffusione capillare della banda larga oltre che garantire un quadro normativo di riferimento chiaro e certo.

Un altro aspetto importante riguarda la diffusione delle tecnologie che permettano alle imprese di inserirsi nelle catene globali del valore, dove si registra un ritardo anche a parità di struttura dimensionale. La soluzione dell’azienda “capofila”, un’impresa medio-grandi che induce i propri fornitori a seguirla è un’opzione da prendere in considerazione anche se la presenza di un numero ristretto di imprese medio-grandi in Italia riduce il tasso di penetrazione. A tal proposito sarebbero auspicabili degli incentivi agli investimenti a livello di network, magari con l’utilizzo in modo più mirato dei fondi europei per progetti di vera innovazione tecnologica e non per i soliti corsi di excel.