In tempo di Innovation Manager e Industria 4.0, si sente spesso parlare di Chief Innovation Manager o Chief Information Officer. Chi sono questi professionisti e, soprattutto, esistono differenze sostanziali tra le due figure professionali?

Entrambi in azienda si occupano di trasformazione digitale e innovazione, procedendo secondo il cammino 4.0, ma sulle differenze trai due Manager c’è ancora confusione. Proviamo ad approfondirne i ruoli e capirne l’importanza per l’attuale scenario e per il futuro.

A cosa serve un Chief Innovation Officer, in presenza di un Chief Information Officer?

Facciamo chiarezza, prendendo spunto per ragionare sulla relazione tra trasformazione digitale e innovazione tout court.
Il Chief Innovation Officer (CInO) è il responsabile dell’innovazione, il Chief Information Officer (CIO) è invece il responsabile di dati e sistemi informatici. Si tratta di due figure professionali diverse che, per poter operare in maniera corretta, necessitano di restare ben distinte.

Il CInO è la figura manageriale al vertice della gerarchia aziendale dotato di specifico mandato per guidare i processi di trasformazione e potenziare la capacità innovativa aziendale. Si tratta di un professionista ancora poco diffuso, benché emergente, come dimostrano ricerche condotte dall’Università di Pavia nel 2019.
Su un campione di oltre 20.000 figure, operanti in 5.390 aziende campione, emerge una diffusione di circa 2,2% fra tutti i C-level presi in esame, contro 8,8% registrato dal CIO. Dallo studio si apprende un ulteriore dato interessante: nel 14% dei casi il capo dell’innovazione in azienda ricopre un ruolo che fa esplicitamente riferimento a responsabilità in ambito tecnologico o digitale (es. Chief Digital Innovation Officer, Chief Technology and Innovation Officer).
Inoltre, quando applicato all’ambito dell’innovazione, il generico riferimento alla parola Technology supera il 70%, la parola Digital il 23% mentre l’associazione con il mondo dei dati e dei sistemi informativi (CInO-CIO) ricorre solo nel 12,7% dei casi.

Cosa dedurre da questi dati?

L’aspetto che salta immediatamente all’occhio riguarda la commistione spesso presente a livello aziendale tra innovazione e tecnologia, anche ad alti livelli manageriali. Identificare innovazione con sviluppo tecnologico è un’abitudine diffusa in molti paesi, ma non sempre si tratta di un bene.

Non basta assegnare il titolo di Innovatore per ottenere un risultato!

Lo studio condotto dall’Università di Pavia dimostra che la presenza di uno dei due Manager, all’interno delle aziende prese in esame, ha avuto una forte incidenza sulla crescita del fatturato tra nel biennio 2016-2018. I dati , seppur preliminari, dimostrano che le imprese dotatesi di un CInO sono cresciute del 12,4%, contro il 7,7% delle organizzazioni dove questa figura non è presente.

Casistiche considerate:

Nessun CInO (Imprese senza responsabile dell’innovazione) → Crescita media di fatturato nel (2016-2018) → 7,7%

CInO presente (Imprese con un responsabile dell’innovazione) → Crescita media di fatturato nel (2016-2018) → 12,4%

CInO + CTO (Imprese con un solo responsabile per i due ruoli)→ Crescita media di fatturato nel (2016-2018) → 12,1%.

CInO & CTO (Imprese con due responsabili distinti per i due ruoli)→ Crescita media di fatturato nel (2016-2018) → 14,6%

Un altro dato fa tuttavia riflettere: la crescita si attesta ancora al 12% per le aziende dove il responsabile dell’innovazione è anche responsabile dello sviluppo tecnologico o della trasformazione digitale, ma sale al quasi al 15% qualora le imprese decidano di creare due presidi organizzativi diversi.

La gestione dell’innovazione e quella dello sviluppo tecnologico traggono quindi massimo beneficio dalla creazione di due professionalità ben distinte: un Chief Innovation Officer e un Chief Innovation / Digital Officer. Poiché  si tratta di figure manageriali che, seppur non prive di punti di contatto, sono radicalmente diverse.

Unire queste due figure in un unico professionista è sempre un errore?

Non necessariamente. L’importante è stabilire un corretto piano d’azione sin dall’inizio. La sfida, come sempre, è culturale.

Intendere l’innovazione come semplice introduzione di mezzi tecnologici o digitali si dimostrerà inevitabilmente limitante. Un bravo CInO deve anzitutto trasmettere la necessità del processo innovativo all’interno dell’azienda e supportare i dipendenti, dotandoli di mezzi e capacità per affrontare il cambiamento tecnologico ogni qualvolta esso si renda necessario.

La capacità di interpretazione del mercato, l’anticipazione dei bisogni, i modelli di business visionari sono infatti il frutto di una lettura lungimirante dei cambiamenti scientifici e sociali.

Il CInO come fuoriclasse dell’innovazione?

Non è verosimile che il Manager dell’Innovazione trasformi in poco tempo, da solo, un’azienda nella struttura innovativa perfetta. Il CIno deve essere sì un responsabile unico, ma capace di creare condizioni agili di collaborazione, secondo logiche di open innovation e senza mai lasciare spazio all’improvvisazione.
A lui la leadership di un processo comune, una sfida da vincere con l’apporto di tutti gli attori per tutte le funzioni aziendali.

Credits: Agenda Digitale