Da marzo in poi, molte aziende hanno permesso ai propri dipendenti e collaboratori di lavorare da casa, limitando così gli spostamenti e contribuendo al rallentamento della pandemia. Finito il periodo di emergenza sanitaria, lo Smart Working è rimasto la norma per molti lavoratori. Dotati di connessione e pc, gli smart workers hanno consentito la continuazione della normale attività aziendale

Una risposta alla situazione emergenziale rapida e virtuosa da parte di aziende e lavoratori che però, a ben guardare, sposa di più la definizione di telelavoro che di Smart Working.

C’è davvero tanta differenza?

Smart Working e telelavoro non sono infatti la stessa cosa: si tratta di due paradigmi lavorativi molto diversi, caratterizzati da modalità operative distanti sia a livello contrattuale, che per quel che riguarda i processi aziendali.

In primis: il telelavoro è regolato da un contratto collettivo, mentre lo Smart Working è frutto di un accordo firmato tra il lavoratore e il datore. In caso di telelavoro, inoltre, la dimensione spaziale subisce un cambiamento, ma gli orari di lavoro restano generalmente invariati.

Con lo Smart Working, invece, non cambia solamente il luogo di effettivo svolgimento del lavoro, ma l’intera gestione dello spazio e del tempo, che diventa più flessibile e autonoma. Tempo e spazio sono così svincolati dal calcolo retributivo, al contrario di quanto accade in caso di telelavoro, poiché non determinanti e subordinati al raggiungimento di un obiettivo.

>> Il lavoro agile promuove la produttività, al di là della presenza in azienda.

Un rapporto di lavoro così concepito prevede tra datore e lavoratore una considerevole dose di libertà e fiducia reciproca, ma costituisce il primo passo verso una cultura del lavoro intelligente. Se ben sfruttato, il lavoro smart diventa il primo tassello di un percorso di riorganizzazione dei processi aziendali molto più complesso, che affonda le radici in una cultura aziendale flessibile e pronta al cambiamento.

La tecnologia alla base dello Smartworking

La tecnologia attuale permette di decidere spazi e tempi del lavoro sia all’interno che all’esterno dell’azienda. Il lavoro da remoto è quindi già ampiamente diffuso. In genere, necessita di una dotazione standard molto semplice costituita da PC portatile, connessione, VPN, servizio social per la collaborazione con gli altri utenti e accesso al Software aziendale.

I vantaggi del lavoro intelligente

L’esperienza del telelavoro è ancora giovane, ma possiamo già permetterci di indicarne più di un aspetto positivo, come:

  • la possibilità di continuità lavorativa;
  • l’occasione di conciliare vita lavorativa e famiglia;
  • l’assunzione di autonomia lavorativa;
  • la scoperta di nuovi strumenti digitali;
  • l’aumento (in molti casi) della produttività.

Possibili ostacoli

L’innovazione si scontra sempre con una certa dose di congenita resistenza al cambiamento. In questo caso specifico, la resistenza all’introduzione del nuovo modello lavorativo potrà essere dovuta a:

  • timore di indebolimento dei concetti di leadership e subordinazione;
  • ridimensionamento dello spazio fisico decisionale;
  • disuguaglianza sociale;
  • maggior impegno richiesto nella ricerca di commitment ed engagement dei dipendenti nei confronti degli obiettivi aziendali.

Qualche considerazione finale

Da questo breve e parziale bilancio balza subito all’occhio il pericolo primario di uno Smartworking mal gestito: l’inadeguata o mancata formazione non permette a tutti i lavoratori d’essere parte attiva del processo di innovazione. Tanto più se questo errore si accompagna a difficoltà di fruizione fisica della tecnologia.

La tecnologia, infatti, è pronta a sostenere questo cambiamento, con applicazioni e strumenti sempre più efficaci. La capacità tecnica esiste già, ma non è sufficiente perché il cambiamento, accelerato dalla situazione emergenziale, attecchisca e diventi una scelta organizzativa efficace.

L’obiettivo finale? La dematerializzazione della fabbrica, ovvero l’azienda 4.0, dove AI, Iot, automazione e altre tecnologie lavorano in sinergia. Esiste, tuttavia, un risvolto psicologico che può rivelarsi, alla lunga, anche più subdolo: il disengagement causato dalla distanza dal luogo di lavoro e da tutti i luoghi di tradizionale aggregazione lavorativa (sì, anche dalla sala caffè). 

Per evitarlo, conservando intatti per ogni azienda i vantaggi di lavoro agile e autonomia organizzativa, converrà distinguere tra il distanziamento spaziale (imposto dalla pandemia) e il distanziamento sociale.

>> Evitare il disengagement

La collaborazione, il lavoro di squadra, persino i momenti di pausa dal lavoro devono continuare a restare comuni, almeno virtualmente.

In che modo?

Si potrà decidere, ad esempio, di scegliere il lavoro agile solo alcuni giorni della settimana, magari richiedendo la presenza in azienda due giorni su cinque. Fissare stabilmente i giorni di presenza, infatti, avvantaggerà la collaborazione e la pianificazione delle attività.

Consigli per un uso consapevole dello Smart Working:

  1. Identificare le prestazioni di lavoro compatibili con la modalità agile. Esempio: chi si occupa di customer care potrà lavorare  in maniera agile da un punto di vista spaziale. Dovrà però mantenere una continuità temporale, per poter venire incontro alle esigenze dei clienti!
  2. Individuare le persone adatte allo Smart Working: un dipendente poco produttivo in ufficio, potrebbe trovare poco giovamento in un contesto lavorativo autonomo.
  3. Rispettare l’organizzazione aziendale: accordare lo Smart Working ad un “operativo” dovrebbe comportare il medesimo trattamento anche per il diretto superiore.
  4. Porre obiettivi: impostare sin da subito la giusta attitudine mentale renderà il lavoro agile più semplice e archivierà timori e diffidenza da parte dei datori.
  5. Dotarsi di strumenti e cultura tecnologica adeguati al lavoro da remoto. 😉